In principio c’è il legame, primo incontro di Traiettorie di Sguardi con Giusi Biaggi e don Cesare Pagazzi

La presidente della cooperativa Sol.co e il direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Crema, Cremona, Lodi, Vigevano e Pavia ospiti al Maristella per il primo appuntamento dell’anno con il percorso intitolato “Fratelli o coltelli. Lo scandalo del noi”

Il primo incontro della nuova stagione di Traiettorie Di Sguardi, intitolata, per l’anno 2019/2020, Fratelli o Coltelli, si apre con un importante quesito: perché e come puntare sulla relazione in una società che, sempre più centrata sull’individuo, sembra additare come sconvenienti, se non addirittura scandalosi, il legame non opportunistico e la comunità?

A condividere con i presenti alcune idee significative, Giusi Biaggi, presidente del consorzio territoriale di cooperative sociali Sol.Co, e don Cesare Pagazzi, direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Crema, Cremona, Lodi, Vigevano e Pavia ed insegnante nei Seminari Riuniti e all’Istituto Giovanni Paolo II di Roma. Seduti ai lati opposti di un intricato percorso di fili colorati, i due ospiti hanno raccontato esperienze e lanciato idee, riflessioni e considerazioni lasciando ai presenti un considerevole e significativo bagaglio di spunti su cui riflettere.

Partendo dalla sua esperienza professionale e di vita, Giuseppina ha recuperato la rilevanza del compito del terzo settore, “far sì che nessuno resti escluso”, per individuare i tre passaggi fondamentali per poter fare comunità: accorgersi di chi si ha intorno, delle gioie e delle fatiche altrui, acuire i propri sensi, in una società che, nonostante sia iperconnessa, paradossalmente conduce ad un sempre più rischioso isolamento sociale; occuparsi dell’altro, rispondere alla chiamata del fratello, denunciando le sue difficoltà e accompagnandolo nel superamento di queste; sentirsi un noi, una comunità, in cui ci si occupa reciprocamente gli uni degli altri, in cui ci si rivolge al fratello non come individui ma come pluralità in relazione, in cui è il noi che agisce, che si fa prossimo. La comunità, infatti, non si riceve, bensì si costruisce quotidianamente nei luoghi di cui ci è dato disporre.

Don Cesare, a partire dall’osservazione secondo cui l’incipit del Vangelo di Giovanni “in principio fu il Verbo” sia da intendere nel duplice significato espresso dalla parola greca logos, vale a dire “parola” e “legame”, ha, invece, riflettuto sull’immagine provocatoria della fraternità offerta dalla Bibbia: non una fraternità fiabesca, sinonimo di unione e inseparabilità, bensì una fraternità omicida, quella di Caino e Abele, in cui la paura di non essere scelto, di essere messo da parte, genera peccato, invidia e rivalità. L’incontro e la relazione con l’altro, con il fratello – inteso nella sua accezione più ampia, al di là dei soli legami di sangue -, viene qui mostrato nella sua intrinseca difficoltà, dettata dal fatto che, oltre a non potersi scegliere a vicenda, la relazione smaschera le paure più profonde dell’essere umano. La sfida contenuta nella relazione è dunque quella di riconoscere le proprie paure e non soccombere ad esse. I due ospiti hanno, dunque, terminato il loro intervento sottolineando come, solamente tramite il contatto con l’altro, l’essere umano possa comprendere se stesso nel profondo.

IN PRINCIPIO IL LEGAME – domenica 20 ottobre 2019

IN PRINCIPIO IL LEGAME – Lo scandalo della comunità

​​​​​Logos non è solo parola, ragione, ma anche legame: con la vita, con chi ci ha generato; un invito e una provocazione.

La società fatica a valorizzare prossimità e comunità, presa dalla smania dell’io. Non mancano però progetti generativi, attenti all’altro e alla sua dignità. Dentro e fuori la comunità cristiana, costruita sulla fraternità in Cristo.

Ospiti e tavola rotonda con

  • Paolo Pezzana Laureato in Giurisprudenza, già dirigente aziendale e Sindaco di un piccolo Comune, collabora come ricercatore in sociologia presso la Cattolica di Milano e svolge attività di formazione e consulenza sui temi della generatività e innovazione sociale e la lotta alla povertà.
  • Don Cesare Pagazzi
    Direttore dell’ISSR di Crema-Cremona-Lodi-Vigevano e Pavia ed insegnante nei Seminari Riuniti.

 

Parole viventi: la testimonianza del vescovo Antonio

L’ultimo incontro di Traiettorie di Sguardi per l’anno 2018/2019 si è chiuso con la presenza del nostro vescovo Antonio che ha ricostruito la narrazione della sua vita e della sua vocazione attraverso il filo della Parola di Dio.

Il vescovo Antonio racconta che la sua famiglia d’origine non era particolarmente religiosa, in particolare gli uomini di famiglia – il padre e il nonno – erano tutti anticlericali. La mamma e le sue nonne invece erano più vicine alla fede, tant’è che sua nonna nel giorno della sua Cresima gli regala la Bibbia, dedicandogliela con parole che si riveleranno profetiche.

Dopo un periodo di lontananza dalla Chiesa, Antonio si avvicina all’esperienza dello scautismo, che gli permette di scoprire la
natura, di sperimentare l’amicizia, la misura del proprio limite, la bellezza dell’avventura ma anche del servizio. A sedici anni durante un campo presso la scuola regionale degli scout qualcosa in lui cambia e decide di dedicarsi al servizio educativo,
mettendosi in gioco per i più piccoli. Nello stesso periodo avviene l’incontro con un sacerdote molto umile che ha saputo parlargli e trasmettergli la bellezza della Parola.

A diciannove anni sente che Gesù lo sta chiamando, si confessa e il sacerdote gli dice di leggere il Vangelo di Luca 15 in particolare il capitolo dedicato alle parabole della misericordia.
Andando avanti intuisce che esiste una gioia più piena. All’età di vent’anni acquista una Bibbia in cerca di risposte e decide di
entrare in seminario. La Parola ha segnato il cammino della sua vocazione ma è andata in suo soccorso anche nei periodi bui e di sofferenza.

Il 5 novembre 2015 arriva a CREMONA. La prima cosa che viene chiesta ad un vescovo è quella di disegnare lo stemma e scegliere il motto. La sua scelta cade su “Servite il signore nella gioia” perché richiama alla ricerca della gioia, del desiderio di essere felici, alla scoperta del Signore e richiama alla dimensione del servizio.

L’invito del vescovo ai giovani presenti è quello di mettersi in dialogo con la Parola e cogliere la presenza significativa del Vangelo nella narrazione della propria vita.

Parole viventi – Il seminatore

La parabola risveglia la libertà di pensiero, libera dai pregiudizi e cambia in meglio la persona. Solo parabole forti, paragoni inquietanti, scosse elettrizzanti possono risvegliare il giovane “lontano”, che ci interpella come cristiani e ci chiede perchè lo siamo.

Ospite ANTONIO, Vescovo di Cremona

Mons. Antonio Napolioni è nato a Camerino, provincia di Macerata. E’ stato ordinato sacerdote il 25 giugno 1983 per l’arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche. E’ stato eletto Vescovo di Cremona il 16 novembre 2015.

Meno dodici – Un tesoro nascosto

Domenica 17 febbraio, si è svolto il quinto incontro di Tds. Ospite dell’ultimo incontro è stato il medico Pierdante Piccioni.

Il 31 maggio 2013, Pierdante, primario all’ospedale di Lodi, finisce fuori strada. Lo ricoverano in coma ma quando si risveglia, dopo qualche ora, il suo ultimo ricordo risale al 25 ottobre 2001, giorno dell’ottavo compleanno di suo figlio Tommaso.

Dodici anni della sua vita sono stati inghiotti in un buco nero. Attorno a lui tutto è cambiato, i figli non sono più bambini di 8 e 11 anni ma ventenni adulti, la moglie non è più la donna giovane che ricorda ma una donna che porta i segni degli anni che passano. Non sono cambiate solo le persone ma anche tutta la realtà intorno: esistono i social network, gli smarthphone, l’euro…si ritrova ad essere un indigeno catapultato in un mondo rivoluzionato dai progressi tecnologici. Pierdante, sempre con grande autoironia, ha raccontato ai giovani di tds com’è riuscito a ripartire. Tra momenti di depressione e rabbia ha combattuto per riconquistare la propria vita, per ritornare al suo lavoro e ritrovare il suo posto nel mondo come padre, marito e come medico.

Il tempo perduto non lo riavrà più indietro, però il suo problema si è trasformato in un tesoro nascosto. La sua vita si divide in due: prima e dopo l’incidente e il capitolo della sua seconda vita lo sta scrivendo da uomo nuovo, vivendo con maggiore apertura ed empatia nei confronti degli altri.

Pierdante Piccinoni è anche autore di due libri che raccontano la sua storia di vita: “Meno dodici. Perdere la memoria e riconquistarla: la mia lotta per ricostruire gli anni e la vita che ho dimenticato” (Mondadori) e “Pronto soccorso. Storie di un medico empatico” (Mondadori).

Meno dodici – Un tesoro nascosto…

DOMENICA 17 FEBBRAIO 2019
Meno dodici Un tesoro nascosto…

Ritrovarsi reduce senza futuro, costretto ad aspettare ancora il miracolo più grande, quello che deve restituire, insieme alla memoria, tutte le emozioni perdute e il senso di un’esistenza da riallacciare. Forse quel miracolo è la speranza, semplicemente un segreto che sta dentro di noi.

Ospite
PIERDANTE PICCIONI
Prima dell’incidente che gli ha cancellato 12 anni di vita, era direttore dell’U.O. di pronto soccorso dell’ospedale di Lodi, collaboratore di riviste scientifiche internazionali. Ora è responsabile del servizio “integrazione ospedale-strutture sanitarie territoriali e appropriatezza della cronicità”

 

Attraverso il Sud America – Musica e Parole

Ieri, domenica 20 gennaio, si è svolto presso l’oratorio del Maristella il quarto incontro
di Traiettorie di Sguardi, percorso per i giovani della Diocesi che quest’anno ha scelto
come tema da seguire nei diversi incontri quello della narrazione.
Ospite dell’ultimo incontro è stata l’Associazione Latinoamericana di Cremona con il
suo Coro Voz Latina, esperienza nata qualche anno fa a Cremona da un piccolo gruppo
di musicisti argentini che si sono trasferiti in città per studiare musica antica e per
riscoprire le loro radici italiane.

Attraverso il canto la platea di giovani è stata accompagnata a scoprire la storia di un
popolo che ha sempre espresso attraverso la musica la commistione e le influenze degli
altri popoli che hanno conquistato, abitato e attraversato il Sud America dal Messico
fino alla Patagonia lasciando un segno. E così si scopre che nei loro canti tante sono le
influenze della “musica nera” arrivata in America del Sud attraverso gli schiavi africani
che venivano deportati per lavorare la terra.

Dopo la conquista degli spagnoli nascono canti e danze che tentano di tenere insieme
l’identità del popolo indigeno e quella dei conquistatori arrivando anche a cercare
somiglianze e punti di tangenza nel rito religioso. Tantissimi sono, infatti, i canti
dedicati a Maria che però richiamano anche le caratteristiche dei canti dedicati a
Madre Terra.

Nei loro canti numerosi sono i richiami al tema dell’esilio e della migrazione dal paese
alla grande città, piuttosto che l’allontanamento dal proprio paese a causa della
dittatura.
Altro tema ricorrente è quello dell’unità di un popolo che, nonostante le distanze
geografiche, sente un forte senso di appartenenza a tradizioni comuni; e quello del
lavoro: tanti, infatti, sono i canti dedicati ad alcune professioni molto umili, come
quello della giardiniera.

Il filo narrativo ha tenuto la platea di giovani incantata di fronte a questo susseguirsi di
note, parole e voci. Un’esperienza davvero suggestiva.

Cantos de Mi Tierra – domenica 20 gennaio 2019

Promuovere la ricerca e il dibattito, favorire uno scambio tra popoli, comunità e gruppi molto diversi tra loro, far crescere una cultura del rispetto, nella diversità. La narrazione della storia, dei ritmi e delle tradizioni culturali dei popoli dell’America Latina attraverso un percorso musicale..

Ospite
ASSOCIAZIONE LATINO AMERICANA

Dal 1991 l’attività dell’Associazione si centra sulla diffusione della cultura, la storia e l’attualità latinoamericane, lo sviluppo artistico e la cooperazione internazionale. Al suo interno operano anche giovani musicisti e il Coro Voz LAtina.

I sommersi e i salvati

L’ospite dell’ultimo incontro di Traiettorie di Sguardi che si è tenuto domenica 16 dicembre è stato Nello Scavo, reporter internazionale, giornalista di Avvenire e scrittore. Definito – dai più – esperto di migrazione, anche se questa etichetta gli va un po’ stretta.

La sua attività inizia, infatti, negli anni ’90 in Sicilia ai tempi di una delle più terribili guerre di mafia. Successivamente si interessò del conflitto nei Balcani, che sollevò una grande solidarietà a livello europeo: migliaia di persone furono portate legalmente in Italia per essere salvate dalla guerra, e da parte di tutta Italia e degli italiani arrivarono aiuti. Perché oggi, invece, nei confronti dei migranti siamo diventati così egoisti?

Due sono gli elementi che sottolinea Nello Scavo: innanzitutto il fatto che negli anni ’90 si stava economicamente meglio, e dunque i migranti non erano percepiti come minaccia al nostro benessere, e seconda cosa, non c’era una propaganda così serrata sul tema dell’insicurezza che sembra essere frutto della sola immigrazione.

Ma per andare vicino alla verità è necessario incontrare le persone. Ed è questo che spinge la sua attività di giornalista. Il giornalista oggi deve raccontare di più lo sguardo di chi ha di fronte. Abbiamo oggi la presunzione di sapere tutto senza approfondire. L’ipertrofia informativa è come la nebbia, impedisce di vedere bene i contorni delle cose. Le storie allora diventano fondamentali perché pur essendo a sé, sono rappresentative di una storia più grande. Anche se spesso queste storie sono scomode e urtano la sensibilità del lettore.

Questo giornalismo però può salvare quella parte di paese che vuole vederci meglio.

Come possiamo da lettori districarci? Come per gli acquisti su internet: siamo sempre molto attenti prima di acquistare o prima di scegliere il ristorante in cui andare, leggiamo recensioni, facciamo ricerche… Allo stesso modo dovrebbe essere per le informazioni. Perché di fatto non abbiamo nessun filtro. Beviamo qualsiasi cosa.

Una delle grandi menzogne del nostro tempo è che i migranti e le donne del corno d’Africa che arrivano in Libia non sanno a cosa vanno incontro. In realtà si è scoperto che le donne prima di partire si iniettano un anticoncezionale che dà una copertura per un certo numero di mesi. Quindi sono consapevoli, ma allora perché partono se sanno a cosa vanno incontro?

Incontrando queste persone nei campi libici piuttosto che sulla rotta dei Balcani si scopre che hanno qualche motivo in più per venire in Italia che non la speranza di un maggior guadagno. Il fenomeno migratorio è complesso, perché non è solo fatto di persone e storie ma anche di interessi internazionali che si intrecciano ai conflitti dei paesi di provenienza dei migranti.

Tuttavia se il giornalista non trovasse un briciolo di speranza nelle storie che racconta, non avrebbe nessuna ragione per lasciare famiglia e figli e andare in luoghi non turistici. Se parte è perché trova speranza. Sono queste storie di speranza che tengono in piedi il senso del lavoro di giornalista. E sono queste storie che vanno lette per continuare ad approfondire alcuni temi che rischiano di essere semplificati e banalizzati o anche, come spesso accade, manipolati.

Se la buona informazione è uno dei pilastri della democrazia, allora serve una nuova alleanza tra chi scrive e chi legge per evitare le fake news e soprattutto la manipolazione di alcune notizie.

I sommersi e i salvati – DOMENICA 16 DICEMBRE

Poi per un istante, lo straccio che fa da tenda viene scostato: un ammasso indistinto di esseri umani accucciati per terra. Uomini donne e bambini addossati a gruppi di trenta o quaranta per stanza. Di colpo gli sguardi
di mille occhi si alzano verso la finestra. E ci guardano. Qualsiasi gesto, un saluto, un sorriso, una smorfia di rabbia o di compassione, suonerebbe come beffardo o una nuova umiliazione. Poi la tenda viene richiusa in fretta.

Ospite

NELLO SCAVO

Giornalista di “Avvenire”. Reporter internazionale, cronista giudiziario, corrispondente di guerra. Ha indagato sulla criminalità organizzata e il terrorismo globale, firmando servizi da molte zone «calde» del mondo, comprese le prigioni clandestine degli scafisti libici e le carovane di profughi in Siria.