ELOGIO DI UNA VIRTU’ DEBOLE

Domenica 25 ottobre il percorso per giovani “TDS – Traiettorie di Sguardi” ha avuto come ospite Umberto Ambrosoli, avvocato e consigliere regionale figlio di Giorgio, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, assassinato nel 1979 da un sicario ingaggiato dal banchiere siciliano Michele Sindona, sulle cui attività Ambrosoli stava indagando.

Il tema della serata: la mitezza, a partire dalla beatitudine evangelica beati i miti perché erediteranno la terra.

Cos’è la mitezza? C’è mitezza in politica? Come fare ad esercitare questa virtù? Che esperienza ha fatto di mitezza? Queste alcune delle domande e provocazioni a cui Ambrosoli ha cercato di rispondere a partire dalla sua esperienza di vita e da quella di suo padre.

Ambrosoli è d’accordo col filosofo Norberto Bobbio che afferma che la mitezza è la più impolitica tra le virtù. Dice Ambrosoli che oggi la politica si è trasformata in una forma di dibattito televisivo in cui lo spazio per il confronto è azzerato e l’unico modo per farsi ascoltare è urlare più del proprio avversario; non è più possibile formulare un pensiero, un ragionamento, perché si ha solo pochi secondi per esprimere ciò che si pensa e il rischio di non farcela è altissimo. Viene allora più facile e più comodo esprimersi attraverso slogan o frasi che tutti comprendono e conquistano il consenso.

Suo padre è stato per lui, e la sua storia è diventata per molti, esempio di mitezza. Giorgio Ambrosoli, infatti, negli anni della sua inchiesta ha avuto la capacità di vedere con nitore il significato profondo della sua azione: ciò che scelse di fare, consapevolmente e liberamente, era ciò che dava significato alla sua vita. Non si sottrasse a quel difficile compito perché intuì che lì era conservata la ragione della sua esistenza. Quella fu per lui l’occasione unica per compiere il senso della sua vita. E anche nei momenti più bui e difficili di questa sua impresa non alzò la voce, non reagì, non attaccò mai verbalmente Michele Sindona e i suoi persecutori. E sua moglie, nonostante la paura di perdere il proprio marito, scelse di rimanergli accanto e di fortificarlo il più possibile nel portare a termine tale compito. Anche per lei il significato della propria esistenza si compie lì, nel permettere a suo marito di contribuire a migliorare il mondo in cui vivono.

La scelta di Umberto di scendere in politica diventa allora la sua occasione di dare il proprio contributo al miglioramento del mondo, di rilanciare i valori in cui crede e in cui è stato cresciuto dai suoi genitori, attraverso in primo luogo lo strumento del confronto e del dialogo. Prima ancora che il riconoscimento del valore del pensiero dell’altro, è necessario – dice Ambrosoli – riconoscerne la dignità. Bisogna partire dal presupposto, non scontato, che un dialogo è formato sempre da due persone. Anche se è facile cedere alla prepotenza e all’offesa, soprattutto nel momento in cui il sistema mediatico dà voce solo a chi si esprime attraverso questi canali, si deve puntare al ragionamento per agganciare ed entrare in dialogo con gli altri. Il rifiutarsi di urlare non è mera rassegnazione.

La mitezza è quindi questione di libertà e di responsabilità, è uno di quegli strumenti che permettono di rimanere liberi e di conseguenza di contribuire al miglioramento dei nostri tempi.

Ma cosa è invece questa terra che viene ereditata – e non conquistata o acquistata? Il ricordo, l’esempio che viene lasciato da persone come Giorgio Ambrosoli che hanno speso la propria vita impegnandosi per la collettività e nell’interesse della sola collettività.

I PIEDI TI CAMMINANO ACCANTO

Il primo incontro di TDS è cominciato con la testimonianza di Corrado e Agnese, due giovani emiliani che hanno incrociato presto l’esperienza del progetto di Operazione Colomba, un’associazione di volontariato, fondata da don Oreste Benzi che da ormai più di trent’anni è attiva in 27 paesi promuovendo i principi della non violenza.

Con Operazione Colomba Corrado e Agnese hanno trascorso un anno in Libano con i profughi siriani fuggiti dalla guerra, hanno provato a vivere come vivono loro, camminando nelle stesse scarpe, calpestando la stessa terra, condividendo le stesse fatiche del vivere in una tenda lontano migliaia di chilometri da casa. Vivere con i profughi siriani ha significato per loro restituire dignità alla persona, dire a chi si trovavano di fianco “tu sei prezioso” perché sei un essere umano come me.

Il ruolo dei volontari di Operazione Colomba è quello fondamentale di mediazione presso la gente del posto, in questo caso i libanesi che si sono visti letteralmente invadere il paese dai profughi siriani. La presenza dei volontari permette quindi di abbassare le tensioni tra profughi e gente del posto, permettendo anche qualvolta di mettere in comunicazione le due parti.

Ruolo fondamentale dei volontari è inoltre quello dell’ascolto, del farsi carico delle sofferenze dell’altro, condividendo la vita e i bisogni. Spesso senza poter dare delle risposte.