Domenica 20 dicembre – “Quando non bastano le parole”

Gli affetti

Liberare la propria interiorità dalle scorie del possesso egoista. Anche il corpo può subire questa tentazione, oppure essere il segno della stupenda capacità di amare che è presente in ciascuno. Rendere puri gli affetti perché nessuna creatura sia schiava: questa sembra essere la via per poter addirittura guardare in faccia Dio.

OSPITI:

Monica Farne’ – Coreografa e insegnante di danza contemporanea.

Marianna Bufano – Psicologa e psicoterapeuta del Consultorio Ucipem, conduce laboratori di danza.

Ho visto anche degli zingari felici

Domenica 15 novembre TDS ha avuto come ospite Greta Persico, pedagogista e ricercatrice che collabora con l’Università degli Studi di Milano Bicocca. Greta ha speso gran parte della sua vita a studiare le minoranze dei rom, dei sinti…quelli che nel linguaggio comune si definiscono “zingari”.

Con l’aiuto di Greta abbiamo cercato di capire di chi stiamo parlando quando diciamo zingari, o rom.

La realtà è sicuramente molto complessa e l’immaginario che ci siamo costruiti, che arriva dalle fonti di informazione che abbiamo, è o molto positivo o molto negativo. È dunque difficile raccontare una storia che raccolga la complessità della loro identità.

Dove li possiamo trovare? All’interno delle città abitano luoghi marginali – al di là del ponte, vicino alla stazione, sotto ai cavalcavia. Ma perché questo?

Negli anni ’60 ci fu il fenomeno dei sinti giostrai di fronte ai quali le pubbliche amministrazioni decisero di creare aree attrezzate dove loro si potessero fermare durante il periodo in cui montavano le loro attrazioni.

Automaticamente tutti quelli che erano considerati come nomadi o rom dovevano andare ad abitare queste aree. Vennero trattati tutti come un unico gruppo, che aveva le stesse esigenze e bisognoso delle stesse risposte.

Il fenomeno dei campi rom ebbe qui la sua origine, creando una certa lontananza con la popolazione locale.

Quello che è più visibile è dunque la marginalità, non vediamo chi abita nelle case, che sono molti di più rispetto a chi vive nei campi.

La tesi di Greta è che non si può circoscrivere un insieme di caratteristiche standard entro cui raggruppare tutto il fenomeno dei rom, sinti ecc.; il mondo che noi indichiamo genericamente con il termine di zingaro è molto più vario, complesso e stratificato di quanto possiamo immaginare e di quanto viene riportato dai mezzi di informazione. A tutti dunque spetta il compito di andare al di là dell’immaginario e dello stereotipo.

Domenica 15 Novembre 2015 – HO VISTO ANCHE DEGLI “ZINGARI” FELICI

Domenica 15 Novembre 2015 – HO VISTO ANCHE DEGLI “ZINGARI” FELICI – “Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli”

I pregiudizi

Abbiamo un profondo desiderio: che fiorisca il giusto. Ma,

proprio perché tale, può avvenire che venga perseguitato.

Sempre più spesso, in tante parti del mondo, accade oggi ai

cristiani e non solo. Anche se i cristiani sanno, in ogni caso,

che proprio dei giusti è il regno dei cieli, a quanti soffrono discriminazione

e dolore per la giustizia; e lo gridano al mondo.

OSPITI:

Greta Persico

collabora con l’Università degli Studi di Milano Bicocca, è pedagogista e ricercatrice.

Alcuni membri Comunita’ Sinti di Romano di Lombardia.

ELOGIO DI UNA VIRTU’ DEBOLE

Domenica 25 ottobre il percorso per giovani “TDS – Traiettorie di Sguardi” ha avuto come ospite Umberto Ambrosoli, avvocato e consigliere regionale figlio di Giorgio, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, assassinato nel 1979 da un sicario ingaggiato dal banchiere siciliano Michele Sindona, sulle cui attività Ambrosoli stava indagando.

Il tema della serata: la mitezza, a partire dalla beatitudine evangelica beati i miti perché erediteranno la terra.

Cos’è la mitezza? C’è mitezza in politica? Come fare ad esercitare questa virtù? Che esperienza ha fatto di mitezza? Queste alcune delle domande e provocazioni a cui Ambrosoli ha cercato di rispondere a partire dalla sua esperienza di vita e da quella di suo padre.

Ambrosoli è d’accordo col filosofo Norberto Bobbio che afferma che la mitezza è la più impolitica tra le virtù. Dice Ambrosoli che oggi la politica si è trasformata in una forma di dibattito televisivo in cui lo spazio per il confronto è azzerato e l’unico modo per farsi ascoltare è urlare più del proprio avversario; non è più possibile formulare un pensiero, un ragionamento, perché si ha solo pochi secondi per esprimere ciò che si pensa e il rischio di non farcela è altissimo. Viene allora più facile e più comodo esprimersi attraverso slogan o frasi che tutti comprendono e conquistano il consenso.

Suo padre è stato per lui, e la sua storia è diventata per molti, esempio di mitezza. Giorgio Ambrosoli, infatti, negli anni della sua inchiesta ha avuto la capacità di vedere con nitore il significato profondo della sua azione: ciò che scelse di fare, consapevolmente e liberamente, era ciò che dava significato alla sua vita. Non si sottrasse a quel difficile compito perché intuì che lì era conservata la ragione della sua esistenza. Quella fu per lui l’occasione unica per compiere il senso della sua vita. E anche nei momenti più bui e difficili di questa sua impresa non alzò la voce, non reagì, non attaccò mai verbalmente Michele Sindona e i suoi persecutori. E sua moglie, nonostante la paura di perdere il proprio marito, scelse di rimanergli accanto e di fortificarlo il più possibile nel portare a termine tale compito. Anche per lei il significato della propria esistenza si compie lì, nel permettere a suo marito di contribuire a migliorare il mondo in cui vivono.

La scelta di Umberto di scendere in politica diventa allora la sua occasione di dare il proprio contributo al miglioramento del mondo, di rilanciare i valori in cui crede e in cui è stato cresciuto dai suoi genitori, attraverso in primo luogo lo strumento del confronto e del dialogo. Prima ancora che il riconoscimento del valore del pensiero dell’altro, è necessario – dice Ambrosoli – riconoscerne la dignità. Bisogna partire dal presupposto, non scontato, che un dialogo è formato sempre da due persone. Anche se è facile cedere alla prepotenza e all’offesa, soprattutto nel momento in cui il sistema mediatico dà voce solo a chi si esprime attraverso questi canali, si deve puntare al ragionamento per agganciare ed entrare in dialogo con gli altri. Il rifiutarsi di urlare non è mera rassegnazione.

La mitezza è quindi questione di libertà e di responsabilità, è uno di quegli strumenti che permettono di rimanere liberi e di conseguenza di contribuire al miglioramento dei nostri tempi.

Ma cosa è invece questa terra che viene ereditata – e non conquistata o acquistata? Il ricordo, l’esempio che viene lasciato da persone come Giorgio Ambrosoli che hanno speso la propria vita impegnandosi per la collettività e nell’interesse della sola collettività.

I PIEDI TI CAMMINANO ACCANTO

Il primo incontro di TDS è cominciato con la testimonianza di Corrado e Agnese, due giovani emiliani che hanno incrociato presto l’esperienza del progetto di Operazione Colomba, un’associazione di volontariato, fondata da don Oreste Benzi che da ormai più di trent’anni è attiva in 27 paesi promuovendo i principi della non violenza.

Con Operazione Colomba Corrado e Agnese hanno trascorso un anno in Libano con i profughi siriani fuggiti dalla guerra, hanno provato a vivere come vivono loro, camminando nelle stesse scarpe, calpestando la stessa terra, condividendo le stesse fatiche del vivere in una tenda lontano migliaia di chilometri da casa. Vivere con i profughi siriani ha significato per loro restituire dignità alla persona, dire a chi si trovavano di fianco “tu sei prezioso” perché sei un essere umano come me.

Il ruolo dei volontari di Operazione Colomba è quello fondamentale di mediazione presso la gente del posto, in questo caso i libanesi che si sono visti letteralmente invadere il paese dai profughi siriani. La presenza dei volontari permette quindi di abbassare le tensioni tra profughi e gente del posto, permettendo anche qualvolta di mettere in comunicazione le due parti.

Ruolo fondamentale dei volontari è inoltre quello dell’ascolto, del farsi carico delle sofferenze dell’altro, condividendo la vita e i bisogni. Spesso senza poter dare delle risposte.