Togliti i sandali e cammina con me

“Togliti i sandali e cammina con me”: ecco l’invito che instancabilmente Elena Maradini, insegnante, counselor e volontaria dell’associazione “Pozzo di Sicar” e dell’unità strada Caritas Parma, ripete alle ragazze della strada nella città di Parma. Un invito col quale ha aperto l’incontro di Traiettorie di Sguardi ieri sera, 17 novembre, per raccontare, senza veli e senza censure, storie di ragazze prostitute sul territorio emiliano. Al suo fianco anche Ilaria Creti, giovane avvocato e volontaria della stessa associazione.

L’incontro, che si apre all’esterno, buio e freddo, come le serate che molte donne sono costrette a vivere, inizia proprio con un breve cammino e la lettura di alcune frasi pronunciate dalle ragazze incontrate da Elena ed Ilaria nel corso degli anni. “Piango perché il mio corpo non mi appartiene più, mi sento umiliata, i clienti mi picchiano, i padroni mi picchiano, i poliziotti si divertono a farmi correre come un leone dietro a una gazzella; piango perché ho paura che qualcuno mi possa uccidere. L’unico amico che mi è rimasto è Dio.”
Così, in modo crudo e tagliente, le due relatrici raccontano di una realtà che lascia senza parole, dove la dignità di molte donne viene calpestata e comprata per pochi euro. Presentano allora quattro oggetti, simboli della loro esperienza di volontarie. Per primo un thermos, riempito di tè caldo o freddo, a seconda delle stagioni, ogni venerdì sera, simbolo dell’accoglienza: il dono del cibo diventa quindi dono di cura e di tempo, capace di instaurare una relazione di fiducia che culmina col racconto più vero delle vite delle giovani donne che incontrano. Mostrano poi delle catene, emblema della schiavitù delle ragazze, soprattutto quelle nigeriane: giovani donne, spesso minorenni, costrette a vendere il proprio corpo per pagare dei debiti esorbitanti, nella speranza, prima o poi, di una vita migliore. Per terra si intravede un terzo simbolo, una banconota da 20 euro, che ricorda di quegli uomini, clienti di ogni età ed estrazione sociale, che si affiancano al marciapiede, mossi dai motivi più disparati, per una prestazione, cercando di mascherare queste brutture sotto le spoglie di un lavoro e di una retribuzione. Infine Elena e Ilaria mostrano un ultimo simbolo: la Bibbia. Le volontarie, infatti, portano in strada la parola di Dio e traducono il Vangelo domenicale in rumeno, inglese e portoghese, perché le ragazze preghino per le loro famiglie, per i volontari, per sé stesse, nel tentativo di “dimenticare i dolori e le sofferenze della settimana”, come ha esordito una volta una delle ragazze.

Le due relatrici ci costringono quindi a fare i conti con un sistema giudiziario inefficace ed impreparato, con un sistema scolastico ed educativo che ancora deve vincere un radicato sessismo, ma soprattutto con la nostra omertà. Non a caso, a conclusione dell’incontro, Elena e Ilaria regalano una frase di Elie Wielsel: “Dobbiamo sempre prendere posizione: la neutralità aiuta l’oppressione, mai la vittima; il silenzio incoraggia il torturatore, non il torturato”. Elena ed Ilaria sono due volontarie coraggiose, determinate, appassionate, che ricordano a tutti che nessuno debba essere dimenticato e che non si possano voltare le spalle a situazioni di gravissima infrazione dei diritti dell’uomo: perché queste ragazze, prima che prostitute (costrette dalle circostanze) sono persone. “Ho tolto i sandali per entrare nelle vostre scarpe con tacco a spillo. […]. Tornerò sulla strada per camminare con voi”: con questa promessa entusiasta e piena di speranza, un vero e proprio invito a non stancarci di camminare con e per coloro che hanno bisogno, chiudono il secondo intervento del ciclo di Traiettorie di Sguardi, che tornerà Domenica 15 Dicembre.

In principio c’è il legame, primo incontro di Traiettorie di Sguardi con Giusi Biaggi e don Cesare Pagazzi

La presidente della cooperativa Sol.co e il direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Crema, Cremona, Lodi, Vigevano e Pavia ospiti al Maristella per il primo appuntamento dell’anno con il percorso intitolato “Fratelli o coltelli. Lo scandalo del noi”

Il primo incontro della nuova stagione di Traiettorie Di Sguardi, intitolata, per l’anno 2019/2020, Fratelli o Coltelli, si apre con un importante quesito: perché e come puntare sulla relazione in una società che, sempre più centrata sull’individuo, sembra additare come sconvenienti, se non addirittura scandalosi, il legame non opportunistico e la comunità?

A condividere con i presenti alcune idee significative, Giusi Biaggi, presidente del consorzio territoriale di cooperative sociali Sol.Co, e don Cesare Pagazzi, direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Crema, Cremona, Lodi, Vigevano e Pavia ed insegnante nei Seminari Riuniti e all’Istituto Giovanni Paolo II di Roma. Seduti ai lati opposti di un intricato percorso di fili colorati, i due ospiti hanno raccontato esperienze e lanciato idee, riflessioni e considerazioni lasciando ai presenti un considerevole e significativo bagaglio di spunti su cui riflettere.

Partendo dalla sua esperienza professionale e di vita, Giuseppina ha recuperato la rilevanza del compito del terzo settore, “far sì che nessuno resti escluso”, per individuare i tre passaggi fondamentali per poter fare comunità: accorgersi di chi si ha intorno, delle gioie e delle fatiche altrui, acuire i propri sensi, in una società che, nonostante sia iperconnessa, paradossalmente conduce ad un sempre più rischioso isolamento sociale; occuparsi dell’altro, rispondere alla chiamata del fratello, denunciando le sue difficoltà e accompagnandolo nel superamento di queste; sentirsi un noi, una comunità, in cui ci si occupa reciprocamente gli uni degli altri, in cui ci si rivolge al fratello non come individui ma come pluralità in relazione, in cui è il noi che agisce, che si fa prossimo. La comunità, infatti, non si riceve, bensì si costruisce quotidianamente nei luoghi di cui ci è dato disporre.

Don Cesare, a partire dall’osservazione secondo cui l’incipit del Vangelo di Giovanni “in principio fu il Verbo” sia da intendere nel duplice significato espresso dalla parola greca logos, vale a dire “parola” e “legame”, ha, invece, riflettuto sull’immagine provocatoria della fraternità offerta dalla Bibbia: non una fraternità fiabesca, sinonimo di unione e inseparabilità, bensì una fraternità omicida, quella di Caino e Abele, in cui la paura di non essere scelto, di essere messo da parte, genera peccato, invidia e rivalità. L’incontro e la relazione con l’altro, con il fratello – inteso nella sua accezione più ampia, al di là dei soli legami di sangue -, viene qui mostrato nella sua intrinseca difficoltà, dettata dal fatto che, oltre a non potersi scegliere a vicenda, la relazione smaschera le paure più profonde dell’essere umano. La sfida contenuta nella relazione è dunque quella di riconoscere le proprie paure e non soccombere ad esse. I due ospiti hanno, dunque, terminato il loro intervento sottolineando come, solamente tramite il contatto con l’altro, l’essere umano possa comprendere se stesso nel profondo.

La verità rende liberi

DOMENICA 14 GENNAIO 2018 –  LA VERITÀ RENDE LIBERI

“Ci sono due tipi di reazioni ostili con cui mi sono scontrato: quella dei fondamentalisti miei compatrioti che hanno lanciato su di me accuse di apostasia, di essermi convertito al cristianesimo e di aver raccontato falsità, e qui in Italia, quella di chi per pregiudizio non si fida di ciò che dico. Non ho cercato di rispondere alle accuse, ho continuato a far conoscere a più persone che potevo la mia esperienza……”.

Ospite

FARHAD BITANI –  Educatore afghano. Ultimo figlio del Generale Mohammad Qasim. È  co-fondatore di Global  Afghan Forum, un’organizzazione internazionale  che si occupa dell’educazione dei giovani afghani.

L’incontro con l’altro: ferita o benedizione?

Il terzo incontro di Traiettorie di Sguardi che si è tenuto domenica 17 dicembre ha avuto come
ospiti Osvaldo Fusi, responsabile dell’Associazione Piccolo Mondo da anni impegnata con progetti
in Ruanda e Benin, e Alberto Rigolli che ha prestato servizio come ginecologo in diversi paesi
dell’Africa, ultimo in ordine di tempo la Sierra Leone.

Osvaldo ha raccontato come è nata l’Associazione “Piccolo mondo”, che ruota attorno a tre parole:
sogno, progetto, esperienza. La sintesi di queste tre parole permette di sperimentare la tenerezza di
Dio. L’associazione piccolo mondo continua con la sua attività a cercare la sintesi di queste tre
parole attraverso la realizzazione di una comunità familiare, la formazione di giovani volontari e
una “finestra aperta sul mondo” che rappresenta lo stile di apertura che l’associazione incarna con il
servizio in Italia e all’estero. La relazione con l’altro nonostante le difficoltà che essa comporta è
una sfida che Osvaldo con sua moglie e il suo gruppo di amici hanno deciso di accettare
trasformandola in un’occasione di incontro e di riconoscimento.

Il dott. Rigolli ha raccontato alla platea di giovani il suo ultimo anno di servizio in Sierra Leone,
che è il paese con la più alta mortalità materna del mondo. Quasi ogni giorno, infatti, ci si confronta
con la morte di almeno una madre. L’ospedale della capitale della Sierra Leone ha 150 letti solo per
le donne che devono partorire; ogni giorno ci sono mediamente tra i 30 e i 40 parti al giorno. Quello
che i medici del CUAMM – l’associazione con cui collabora Alberto Rigolli – tentano ogni giorno
è di applicare la medicina moderna in contesti difficili e di trasmettere la loro conoscenza ai giovani
medici e operatori sanitari del luogo per aiutarli sempre più a diventare autonomi.
Quello che fa la differenza, infatti, al di là delle barriere linguistiche e culturali, è il prendersi cura
della persona che ci si trova davanti.

Per entrambi gli ospiti l’incontro con l’altro, con l’altro ferito, è stata in più occasioni possibilità di
sperimentare la bellezza e la benedizione che la relazione porta con sé.

L’ALTRO: FERITA O BENEDIZIONE?

La vita felice ha una natura ambivalente: l’altro è al tempo stesso “ferita e benedizione”. Se, però, per evitare questa vulnerabilità mi rifugio nella solitudine, la vita non fiorisce. La scoperta dell’altro fatta dalla modernità è stata la scoperta del negativo e della “ferita”, non della benedizione. Nello stesso istante che l’uomo moderno dice “io”, dice “tu” con paura. Invece, nessuna forma di povertà può essere risolta senza amarla: solo chi sa vedere in quella forma di povertà qualcosa di bello riesce a redimerla.

UN’ETERNA NOVITA’

“Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale”. (Lettera a Diogneto). Ma ha ancora senso oggi “annunciare” questa “Buona notizia”? E a chi? Sentinelle di un compito grande: condividere l’affascinante e laboriosa ricerca dell’umano già redento.

Ospite

JOHNNI DOTTI – Marito, padre, pedagogista, imprenditore sociale. Monaco novizio. E’ fondatore della rete CGM, presidente e amministratore delegato di Welfare Italia Servizi.

UNO SGUARDO SULL’ALTRO

Domenica 15 ottobre è cominciata la nuova edizione di Traiettorie di Sguardi. Il percorso di quest’anno sarà dedicato al tema della missione e dell’incontro con l’altro. “Vai dai tuoi fratelli” – invito che dà il titolo alla rassegna di incontri – non vuole essere un modo di fare proselitismi, ma porta in sé la voglia di dire che ciò che si vive è straordinariamente bello.

Il primo incontro è stato aperto dal pedagogista e formatore Giorgio Prada al quale è stato chiesto di introdurre alla folta platea di giovani presenti il tema dell’incontro con l’altro. Come si incontra l’altro? Quando lo si incontra? Chi è l’altro per me?

Il primo e naturale approccio all’altro è lo sguardo. Lo sguardo è questione originaria: tutti siamo sensibili allo sguardo perché a lungo siamo stati guardati fin dall’inizio della nostra vita.

Per analizzare lo sguardo e i diversi tipi di sguardo, il professor Prada si è fatto aiutare dal cinema. Attraverso gli spezzoni di sette film più o meno famosi i giovani presenti hanno potuto rispecchiarsi in sguardi mancati; sguardi tra l’adulto e il giovane che anziché tracciare una relazione educativa l’hanno spezzata o mai cominciata; sguardi che chiedono e impongono di riflettere sulla propria identità per non perdersi o rischiare di non sapere più chi si è; sguardi sezionatori, che vedono solo una parte del tutto, che apprezzano l’altro che hanno di fronte solo per il suo aspetto, per il suo cervello, ma non considerano il resto; sguardi che orientano e influenzano le scelte del singolo, perché quando sono in tanti che guardano, come si può sottrarsi e non fare ciò che viene indicato? E infine lo sguardo che accoglie e aiuta, che non giudica e che si lascia mettere in discussione dall’incontro con l’altro.

A partire da questo primo incontro, che ha aperto molto domande, attendiamo il prossimo appuntamento per continuare a riflettere sull’incontro con il fratello.

Costruire comunità, liberare energie

In Italia sta succedendo qualcosa di mai visto prima. Abitanti di borghi e di città escono di casa per prendersi cura di piazze, giardini, scuole, beni culturali, cioè di beni comuni.
Lo fanno allegramente, ricostruendo i legami di comunità, producendo coesione sociale e integrazione, dimostrando con i fatti come si fa ad essere cittadini attivi, responsabili e solidali. Indicano una strada nuova, danno fiducia, liberano energie nascoste preziose per la ripresa del paese.

 

 

OSPITE

Elena Taverna: redattrice di Labsus, associazione per lo sviluppo del modello dell’amministrazione condivisa in tutti gli ambiti della vita associata.