Mi hanno dato un corpo
che non dura

“Mi hanno dato un corpo che non dura. Solo Dio ha il diritto di svegliarmi”. Paura, speranza, fiducia, coraggio. Dovrai amare molto i malati cronici. La paura è il loro male. Il coraggio è essenziale sia per il malato, sia per il medico.

Incontro sulla sofferenza quello di gennaio. A “Traiettorie di sguardi” la dott.ssa Donatella Giannunzio, direttore U.O. Cure palliative –Hospice Cremona, e don Maurizio Lucini, assistente spirituale Ospedale di Cremona. Assente, ma presente con uno scritto il prof. Rodolfo Passalacqua, direttore Unità Operativa di Oncologia, Istituti Ospitalieri Cremona.

Don Maurizio luccini: coraggio per chi cura e per chi vive sulla sua pelle la malattia e la sofferenza. Non vogliamo insegnare a nessuno come si soffre.

Per chi soffre, avere coraggio significa accettare di fare i conti con una rinnovata coscienza di sé e con una inedita identità. La sofferenza, quella grave, tocca la vita in profondità per dimensione fisica, sfera comunicativo-sociale, mondo del lavoro, sicurezza economica, significato, affettività. È l’amore degli altri che mi dà un’identità. Il coraggio allora non è tanto quello di fare una terapia, ma quello di accettare sé stessi nella nuova forma. Ritrovare in quello che sto vivendo un nuovo progetto.

Il coraggio di chi assiste, medici, infermieri, familiari, amici, volontari. Mettere il proprio coraggio a disposizione dei paziente che non ce l’hanno. Lo scopo delle cure palliative è il raggiungimento della migliore qualità di vita possibile per pazienti e familiari. Nella legge 38 del 15 marzo 2010 c’è il diritto alla non sofferenza.

Dobbiamo fare i conti con la nostra sofferenza per accogliere quella degli altri. Il mancato coraggio di affrontare noi stessi ci fa dire di fronte a una persona che soffre ‘cosa vado a fare?’, ‘non so cosa dire’.

L’uomo non è padrone della vita. L’amore non è una favola. Quando uno si sente amato e gli viene tolto il dolore ha il coraggio di continuare a vivere. Anche all’Hospice c’è un tempo di vita. Non è una questione di durata, ma di qualità.

Anche la sofferenza, come l’innamoramento, è una scuola di vita. Ti fa vedere in modo diverso te stesso, gli altri e ciò che ti circonda. Se non si scappa.

Bibliografia

Dal Piccolo principe: “…Al che l’aviatore non sa cosa dirgli, cosa rispondergli, come consolarlo, toccarlo, raggiungerlo perché il paese delle lacrime è così misterioso”

Viktor Emil Frankl

Film: “50 e 50″ di Jonathan Levine. “Patch adams” di Tom Shadyac.