DIO E I GIOVANI: UN SILENZIO ASSORDANTE

Si tratta di sostare, sul capitolo delle comunicazione della fede ai giovani. I linguaggi fino ad oggi utilizzati sono troppo distanti da quelli con cui tutti i giorni i giovani comunicano, conoscono, lavorano, vivono. C’è la necessità di linguaggi interattivi, che recuperino diverse dimensioni: quella spirituale, quella culturale e quella del servizio e approfondire alcuni sentieri particolarmente significativi dei moderni strumenti di comunicazione.

Ospiti

GHISANI GIACOMO – Vice Direttore Generale della Segreteria per la Comunicazione.

SIMONE FERRARI – 28 anni, docente di IRC, educatore collaboratore della pastorale giovanile di Bergamo.

La forza della verità

La verità rende liberi? Domanda sicuramente in controtendenza rispetto ad un mondo che ha strumentalizzato la verità moltiplicandola, nascondendola, piegandola ad interessi personali.

L’ospite dell’incontro di Traiettorie di Sguardi di domenica 14 gennaio, Farhad Bitani è un giovane afgano che dal 2014 gira l’Italia e il mondo per raccontare la verità sul suo paese dilaniato da quasi quarant’anni di lotte interne. Farhad racconta che prima del 1979 la parola fondamentalismo in Afghanistan non esisteva. È nato quando gruppi di criminali che vennero armati dagli Stati Uniti contro i Sovietici vennero utilizzati per mantenere il controllo del territorio afagano.

I bambini, come Farhad, nati in quegli anni sono cresciuti nella violenza e hanno conosciuto solo quel modo di vivere. A nove anni Farhad ha ricevuto il suo primo kalasnikov e a 10 anni era già perfettamente in grado di smontarlo e rimontarlo. L’unica differenza con tanti altri bambini afgani era che lui veniva da una famiglia ricca.

Tra il 1994 e il 1995 i gruppi armati che avevano combattuto contro i sovietici si dividono al loro interno e stringono alleanze con altre potenze internazionali. Gli americani per non perdere il controllo della regione afgana creano un altro gruppo armato, i talebani. A questo punto la famiglia di Farhad è costretta a scappare e a vivere nascosta.

Durante questo periodo Farhad – che aveva solo 12 anni – assiste ad esecuzioni capitali, lapidazioni, stupri che avevano come teatro lo stadio di Kabul. Tutti i cittadini erano invitati una volta alla settimana a partecipare e ad assistere alle punizioni a cui andava incontro chi era considerato infedele, anche solo per aver ascoltato musica o bevuto delle bevande alcoliche.

I fondamentalisti colpirono fin da subito due colonne portanti del territorio afgano: l’educazione e le donne. Infatti, stabilirono la chiusura delle scuole e l’imposizione delle scuole coraniche a tutti i bambini maschi e la sottomissione delle donne costrette a rimanere in casa e ad uscire solo accompagnate da un altro uomo e con il burqa.

Nel 2006 Farhad viene mandato in Italia da suo padre per studiare presso l’accademia militare di Modena. Appena arriva in Italia la sensazione è quella di essere circondato solo da infedeli a cui si rifiutava addirittura di stringere la mano e per questo approfittava di ogni momento libero per tornare nel suo paese.

A partire dal 2008 comincia a interrogarsi sulla sua vera identità. Decide di leggere il Corano nella sua lingua madre scoprendo che molte delle cose che gli avevano insegnato alla scuola coranica non erano vere. Ma è l’incontro con l’altro, con il diverso che gli permette di mettere in discussione le sue idee e di riscoprire quel punto bianco che – come lui crede – Dio mette nel cuore degli uomini che crescono nella violenza. Tutti gli uomini, dice Farhad, nascono con il cuore bianco, ma la violenza trasforma il cuore dell’uomo e lo fa diventare tutto nero. Ma Dio decide di lasciare un punto bianco nel cuore dell’uomo, lascia uno spazio, seppur piccolo per la redenzione. È quel punto bianco che ha permesso a Farhad di salvarsi e di riconoscere nei piccoli gesti che l’altro – sempre visto come infedele – ha avuto nei suoi confronti un modo per cambiare la sua prospettiva e aprirsi all’incontro.
Dopo l’attentato che ha subito nel 2011 in cui ha rischiato di perdere la vita Farhad decide di scrivere un libro in cui racconta la verità sul suo paese e sulla sua vita. Questo libro, L’ultimo lenzuolo bianco, è stato pubblicato da una piccola casa editrice – Guaraldi – dopo tanti rifiuti.

Dall’anno della sua pubblicazione, il 2014, Farhad non si è ancora fermato: ha iniziato a girare scuole, oratori, centri giovanili, librerie portando in giro la sua testimonianza e la sua identità ritrovata.

La verità rende liberi

DOMENICA 14 GENNAIO 2018 –  LA VERITÀ RENDE LIBERI

“Ci sono due tipi di reazioni ostili con cui mi sono scontrato: quella dei fondamentalisti miei compatrioti che hanno lanciato su di me accuse di apostasia, di essermi convertito al cristianesimo e di aver raccontato falsità, e qui in Italia, quella di chi per pregiudizio non si fida di ciò che dico. Non ho cercato di rispondere alle accuse, ho continuato a far conoscere a più persone che potevo la mia esperienza……”.

Ospite

FARHAD BITANI –  Educatore afghano. Ultimo figlio del Generale Mohammad Qasim. È  co-fondatore di Global  Afghan Forum, un’organizzazione internazionale  che si occupa dell’educazione dei giovani afghani.

L’ALTRO: FERITA O BENEDIZIONE?

La vita felice ha una natura ambivalente: l’altro è al tempo stesso “ferita e benedizione”. Se, però, per evitare questa vulnerabilità mi rifugio nella solitudine, la vita non fiorisce. La scoperta dell’altro fatta dalla modernità è stata la scoperta del negativo e della “ferita”, non della benedizione. Nello stesso istante che l’uomo moderno dice “io”, dice “tu” con paura. Invece, nessuna forma di povertà può essere risolta senza amarla: solo chi sa vedere in quella forma di povertà qualcosa di bello riesce a redimerla.

UN’ETERNA NOVITA’

“Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale”. (Lettera a Diogneto). Ma ha ancora senso oggi “annunciare” questa “Buona notizia”? E a chi? Sentinelle di un compito grande: condividere l’affascinante e laboriosa ricerca dell’umano già redento.

Ospite

JOHNNI DOTTI – Marito, padre, pedagogista, imprenditore sociale. Monaco novizio. E’ fondatore della rete CGM, presidente e amministratore delegato di Welfare Italia Servizi.

FACE TO FACE

DOMENICA 15 OTTOBRE 2017

FACE TO FACE

Non conosciamo il nostro volto se non attraverso qualcosa, ma soprattutto qualcuno che a sua volta ce lo descrive. Questa impossibilità del “fai da te” appartiene profondamente alla nostra natura umana che è manchevole per definizione: si ha bisogno dell’altro. La riflessione attorno all’alterità e all’umano è, però, anche scoprirci stranieri tra noi. Occorrerà riprendere e ri-scoprire il tema della responsabilità per l’altro e della fraternità?

Ospite

GIORGIO PRADA – Formatore e pedagogista, docente presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Milano Bicocca.

Costruire comunità, liberare energie

In Italia sta succedendo qualcosa di mai visto prima. Abitanti di borghi e di città escono di casa per prendersi cura di piazze, giardini, scuole, beni culturali, cioè di beni comuni.
Lo fanno allegramente, ricostruendo i legami di comunità, producendo coesione sociale e integrazione, dimostrando con i fatti come si fa ad essere cittadini attivi, responsabili e solidali. Indicano una strada nuova, danno fiducia, liberano energie nascoste preziose per la ripresa del paese.

 

 

OSPITE

Elena Taverna: redattrice di Labsus, associazione per lo sviluppo del modello dell’amministrazione condivisa in tutti gli ambiti della vita associata.

IL “SENSO” DEL LAVORO

Forse nulla come il lavoro può essere considerato oggi punto di caduta o di tenuta di tante traiettorie esistenziali. Precarietà e desiderio di autonomia, ricerca dell’espressione del sé e compromessi continui tra aspirazioni e dato di realtà, strumentalità e senso si incrociano e si scontrano, mettendo in fibrillazione le traiettorie d persone e di gruppi sociali. Come vivere oggi lo spazio del tempo del lavoro? E’ possibile coniugare la realizzazione di se stessi e contribuire alla realizzazione di altri e di altro?

 

OSPITE: Patrizia Cappelletti – Facoltà di Sociologia Università Cattolica di Milano.

Tre giovani si presentano, nella generatività di nuove imprese e di nuovi orizzonti.

I fiori di Bach

Tutte le espressioni di autentica bellezza possono essere riconosciute come un sentiero che aiuta ad incontrarsi con il Signore, nelle diversità, che non vanno negate, delle varie fedi.

Significa prendere le proprie responsabilità e affrontare le questioni lasciate in sospeso pre prospettarsi in un presente e in un futuro con basi solide. Solo lavorando fianco a fianco si può individuare la giusta direzione.

 

OSPITE: Lubna Ammoun (giornalista musulmana) e alcuni giovani.

Samuele Lanzi – docente di filosofia

FACCIA A FACCIA

La vita quotidiana può divenire il luogo nel quale conciliare ruoli, impegni, esperienze multiple, aprendone le condizioni, di possibilità gli uni grazie agli altri. Come può nascere fraternità tra sconosciuti? Disposizione è apertura verso l’altro e il nuovo, non autosufficienza, desiderio, di giocare e di incontrare, nel confronto tra chi siamo veramente e qual è la comunità a cui apparteniamo.

OSPITI

Triani Pierpaolo, Pedagogista – Università di Parma, Bologna Piacenza e Brescia.

Mattia Cabrini e Marco Rossetti (attori)