Faccia a faccia: relazioni profonde per aprirsi alla fraternità

“Faccia a Faccia”, questo il titolo dell’incontro del mese di dicembre di Traiettorie di Sguardi, sul tema della relazione.

Durante la serata gli ospiti – il professor Triani, docente presso l’università di Piacenza e Brescia e Mattia Cabrini, Marco Rossetti e Francesca Poli attori della Compagnia dei Piccoli – hanno aiutato la platea dei giovani a riflettere su un tema sempre attuale in un dialogo tra teatro e filosofia.

Sono stati tre i passaggi fondamentali della serata che hanno cercato di mettere in luce alcuni aspetti della relazione: relazione come disposizione, relazione come decisione e relazione come fraternità tra sconosciuti.

La relazione è innanzitutto disposizione, nasciamo dalla relazione e nella relazione, non ci sarebbe vita senza di essa, è bisogno primario dell’uomo. Noi siamo aperti al mondo e all’altro, siamo nella misura in cui incontriamo gli altri.

Il nostro essere persona si sviluppa nella relazione ma questa relazione è però fragilissima; infatti è una disposizione ambivalente: la relazione è caratterizzata dalla fiducia ma anche del sospetto, può essere aperta o chiusa, è riconoscimento dell’altro ma può trasformarsi anche in possesso dell’altro.

All’uomo però non può bastare la relazione come istinto primario, occorre arrivare ad uno scambio profondo che si realizza nel momento in cui si decide di giocarsi nella relazione; questa profondità si raggiunge nella relazione cuore a cuore che secondo il filosofo Mounier ha queste caratteristiche: uscire da sé per lasciare aperta la porta all’altro, prendere su di sé l’altro, sentire l’altro, donare se stessi, essere fedeli.

Scegliere la relazione significa scegliere l’altro disponendosi a cambiare. La bellezza della relazione profonda è che il nostro limite è svelato nello sguardo benevolo dell’altro, è stare all’interno della fragilità e della generatività: infatti, non si può controllare quello che può sorgere all’interno della relazione profonda. Quindi ci si apre all’inatteso, all’estraneo e anche al rischio.

Non è possibile entrare in relazione profonda con tutti ma è necessario riconoscere che tutti abbiamo la stessa radice, che tutti siamo esseri umani e quindi fratelli.

Riconoscersi fratelli è la condizione di possibilità secondo il professor Triani di scegliere relazioni profonde e tenersi aperti all’incontro con l’altro. Se le nostre relazioni profonde si chiudono, se gli altri lontani diventano nulla allora il rischio è che i nostri rapporti diventino narcisistici e quindi destinati a finire.

La fraternità ci permette di alimentare le nostre relazioni profonde e di avere uno sguardo di dono e non di possesso verso l’altro.